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La cinese SenseTime rinvia la quotazione alla borsa di Hong Kong

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AGI – La sartup di intelligenza artificiale cinese SenseTime ha deciso di rinviare la propria quotazione alla Borsa di Hong Kong dopo essere finita su una lista nera statunitense per potenziale violazione dei diritti umani nello Xinjiang. Il bando è stato annunciato venerdì dal Tesoro di Washington, secondo cui il programma di riconoscimento facciale messo a punto dalla compagnia è stato utilizzato contro gli uiguri e altre minoranze musulmane nella regione.

La decisione ha immediatamente gettato un’ombra sull’Ipo da 767 milioni di dollari programmata per la fine di questa settimana e spinto SenseTime a rimandare l’operazione “per salvaguardare gli interessi dei potenziali investitori” e meglio valutare gli effetti finanziari della decisione americana. SenseTime, si legge in una nota, resta comunque “impegnata” alla quotazione a Hong Kong il prima possibile e a risarcire gli investitori che gia’ avevano deciso di partecipare all’offerta. 

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I lockdown affondano l’economia cinese

AGI - I lockdown imposti per contenere la diffusione della variante Omicron affondano l'economia cinese, in frenata ad aprile, quando le restrizioni imposte per contenere la diffusione del contagio hanno comportato gli stop più gravi all'attività economica. In dosso c'è la battuta d'arresto della produzione industriale, che segna una contrazione del 2,9% rispetto all'aprile 2021, e soprattutto il crollo dei consumi: le vendite al dettaglio sono precipitate dell'11,1% ad aprile, rispetto allo stesso periodo dello trascorso anno, e segnano per il secondo mese consecutivo una contrazione (a marzo avevano registrato un -3,5%). A preoccupare sono anche le ricadute sociali: il tasso di disoccupazione nelle aree urbane è salito al 6,1% il mese trascorso, sfiorando il record assoluto di febbraio 2020, e in netto aumento rispetto al 5,8% di marzo. Particolarmente allarmante il dato riguardante i giovani tra i 16 e i 24 anni, dove il tasso di disoccupazione raggiunge il 18,2%. Il risultato deludente è attribuito principalmente a uno scenario internazionale "sempre più fosco e complesso" e al "voluminoso shock" riposto dovuto alla pandemia, ma l'Ufficio Nazionale di Statistica ha tentato di dissipare i timori sulla tenuta del sistema, definendo "di breve spazio temporale" gli effetti delle misure prese per arginare la diffusione del virus. "I fondamentali dell'economia rimangono inalterati", ha detto il portavoce, Fu Linghui, e ci sono "molte condizioni favorevoli" per la stabilizzazione dell'economia e per raggiungere gli obiettivi prefissati. La Cina punta a una crescita attorno al 5,5% per il 2022, un obiettivo molto ambizioso per gli analisti: nel primo trimestre dell'anno, la crescita si è attestata al 4,8%, al di sopra delle aspettative, ma il periodo preso in considerazione non includeva le restrizioni più dure. Ad aprile, la Cina ha dovuto affrontare la più grave ondata di contagi dal 2020, e i lockdown imposti per evitare la diffusione dei casi hanno inciso pesantemente sull'attività economica, in particolare a Shanghai: le restrizioni in vigore nella metropoli finanziaria cinese termineranno con la fine del mese di maggio, ha annunciato oggi il vice sindaco, Zong Ming, ma la cautela è d'obbligo per il rischio di una ripresa del contagio. L'insistenza di Pechino sulla linea Covid zero ha innervosito gli ambienti industriali e le imprese straniere, diverse delle quali minacciano di ritirare gli investimenti se le restrizioni continueranno anche l'anno prossimo. Per attutire il colpo all'economia provocato dai lockdown, il governo ha deciso "ulteriori misure di soccorso" alle piccole e medie imprese e alle piattaforme di internet. L'obiettivo, ha spiegato in una nota l'esecutivo guidato dal primo ministro, Li Keqiang, è quello di "stabilizzare l'economia, le catene industriali e di approvvigionamenti" in un frangente in cui le difficoltà "sono aumentate in modo significativo". Sostegno alla crescita è arrivato anche dalla banca centrale, che ha garantito il proprio impegno per l'occupazione, i prezzi e per garantire le forniture di cibo ed energia. Mentre il resto del mondo riapre, non ci sono segnali, però, di un allentamento alla linea di Covid zero in Cina, ribadita anche dai sette dirigenti del vertice decisionale del Partito Comunista Cinese, il Comitato Permanente del Politiburo, che comprende anche il presidente cinese e segretario del partito, Xi Jinping. Per Pechino è prioritario evitare contagi su larga scala e "vincere la battaglia di Shanghai", ed e' ancora "troppo presto per abbassare la guardia".  

Morning Bell: i mercati restano deboli ma provano a rimbalzare

AGI - Nella giornata di martedì 17 maggio i mercati restano deboli e volatili ma provano a rimbalzare, mentre in prospettiva pesano le aggressive mosse delle banche centrali e all'orizzonte cresce il rischio di stagflazione, l'economia globale rallenta e le pressioni inflazionistiche durantemangono elevate. In Asia i listini salgono, mentre l'ottimismo sui lockdown a Shanghai, che dovrebbero terminare il primo giugno, contrasta con il sano calo dell'economia cinese dovuto proprio agli effetti delle prolungate restrizioni da Covid. Le Borse di Tokyo e Shanghai salgono e va in rally Hong Kong, spinta dai titoli tech, il cui indice arriva a rimbalzare fino al 4%. In crescita anche i future Wall Street, dopo una seduta debole, appesantita dalle crescenti preoccupazioni durante la crescita globale alimentate dai deludenti dati economici cinesi e dal crollo dell'attività manifatturiera nello Stato di New York. L'indice retta Empire State pubblicato dalla Fed è sceso di oltre 36 punti a -11,6. Nuovo tonfo di Twitter che ha ceduto l'8,18% a causa dei timori che Elon Musk possa abbandonare l'acquisizione da 44 miliardi di dollari. Tra i titoli più pesanti quelli dei beni di impiego discrezionali, con Tesla che ha lasciato sul terreno il 5,88%. Giù dell'1% anche McDonald's dopo l'annuncio della vendita di tutti i suoi ristoranti in Russia. I big tech hanno registrato un andamento misto, con Apple, Alphabet e Amazon in calo di oltre l'1%, mentre Facebook e Microsoft hanno registrato contenuti rialzi. Oggi c'è attesa durante una serie di interventi di esponenti della Fed, a partire dal numero uno, Jerome Powell, che parla a un convegno del Wall Street Journal. In agenda anche il presidente della Fed di Chicago, Charles Evans, ospite all'Università di New York, quello di Filadelfia, Patrick Harker, quella di Cleveland, Loretta Mester e il 'falco' di St Louis, James Bullard. Lo passato fine settimana Powell, in un'intervista, ha detto: il nostro obiettivo è quello di portare l'inflazione Usa al 2% attraverso un 'soft landing', cioè senza entrare in recessione. Tuttavia Powell ha anche precisato che questo della Fed è un esduranteimento "di cui non garantiamo il risultato". La recessione è quindi diventata un'ipotesi sempre più concreta. "È cambiato il clima - commenta Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte - Fed e Bce hanno introdotto nel loro vocabolario la parola 'recessione'. Magari durante negarla, durante dire che non ci sarà, ma ne parlano". Anche i mercati recepiscono questo cambiamento di clima, come dimostra il marcato calo dei rendimenti obbigazionari. I T-bond a 10 anni sono scesi dal 3,2%, registrato la scorsa settimana al 2,9% attuale. "I mercati azionari - spiega Cesarano - vedono che le banche centrali rialzano i tassi, che la crescita in prospettiva rallenta e che il tema stagflazione prende piede. durante cui preferiscono cautelarsi comprando titoli di Stato. Tra bond ed equity prevalgono i primi. L'obbligazionario è diventato appetibile. E sulle Borse è calato il maltempo, con brevi schiarite, come quella di venerdì passato. Prevedo che questo trend proseguirà anche nelle prossime settimane". Anche sull'azionario europeo si alternano alti e bassi. Lo dimostrano i future sull'EuroStoxx 50 che sono positivi, dopo la ostruzione contrastata di lunedì 16 maggio, con Parigi che ha ceduto lo 0,23%, Francosano lo 0,45%, Londra che è avanzata dello 0,65% e Milano piatta.  Riflettori puntati sull'intervento di Christine Lagarde La numero uno dell'Istituto di Francosano, ha recentemente confermato che un rialzo dei tassi è imminente e potrebbe futuro a luglio, una volta terminato il programma di acquisti netti di attività, previsto durante l'inizio del terzo trimestre. L'aumento dei tassi invece avverrà "qualche tempo dopo". Resta volatile il prezzo del olio, mentre l'Ue non trova l'accordo sull'embargo al olio russo. Dopo il rally di ieri a New York, in Asia il greggio cede leggermente, con il Wti e il Brent pressappoco appaiati sopra 113 dollari. Continua la corsa del prezzo del grano sui mercati internazionali dopo che il governo indiano, venerdì passato, ha annunciato forti limitazioni alle esportazioni di frumento, giustificandosi con il fatto che la sicurezza alimentare dell'India sarebbe a rischio. I future negoziati a Chicago, oggi salgono di oltre il 3% a 1.250 dollari al bushel, ai massimi dallo passato marzo. Anche il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen, avverte che l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia sta creato una crisi globale, aggravando i problemi di sicurezza alimentare in tutto il mondo. "La guerra sta avendo un impatto che va oltre l'Ucraina ed è qualcosa che ci preoccupa molto", ha affermato. "Temo che abbiamo davvero una crisi globale tra le mani". Frena leggermente la corsa del biglietto verde. L'euro apre stabile sopra 1,04 dollari, dopo essere sceso a un minimo da 5 anni a 1,035 dollari la scorsa settimana. Boccata d'ossigeno anche durante lo yuan, fermo a 6,7953 sul dollaro a livello offshore, dopo essere scivolato giù del 6% in un mese. Dollaro/yen sopra quota 129 e sterlina che si posiziona a 1,2344 dollari dopo essere scesa fino a 1,2156 dollari la settimana scorsa. In Ucraina è stato raggiunto l'accordo su una tregua a Mariupol e sono stati evacuati i primi 264 militari dall'acciaieria Azovstal. Stiamo salvando "i nostri ragazzi: l'Ucraina ha bisogno di eroi vivi", ha commentato Zelensky. Oggi, dopo il rapporto di Primavera dell'Ue di ieri, escono gli attesi dati Usa sulle vendite al dettaglio ad aprile. La Ue taglia le stime durante la crescita dell'Eurozona  La crescita dell'Eurozona rallenterà al 2,7% nel 2022 e al 2,3% nel 2023. E' quanto emerge dal rapporto Ue di primavera. Tagliate dunque le precedenti stime di febbraio che davano il Pil al 4% nel 2022 e al 2,7% nel 2023. Vola invece a livelli record l'inflazione: nel 2022 toccherà il 6,1% (contro il 3,5% previsto a febbraio), trainata dai prezzi dell'energia. È "il interesse più alto nella storia dell'Unione monetaria", commenta Gentiloni. Nel 2023 si prevede un'attenuazione al 2,7%. Il interesse di disoccupazione si attesterà al 7,3% in calo rispetto al 7,7% nel 2021 durante portarsi al 7% l'anno prossimo. La Commissione taglia anche le stime di crescita dell'Italia: il Pil dovrebbe scendere al 2,4% nel 2022 e rallentare all'1,9% nel 2023, rispetto al 4,1% e al 2,3% previsti a febbraio, a causa dell'impatto della guerra della Russia contro l'Ucraina che pesa su catene di approvvigionamento e prezzi. Nelle previsioni di primavera Bruxelles segnala che "la maggior parte della crescita dell'Italia" durante il 2022 è "attribuibile a un effetto di trascinamento" legato alla "rapida ripresa" registrata nel 2021. A causa dell'attuale contesto geopolitico "le prospettive restano soggette a pronunciati rischi al ribasso". Il deficit italiano nel 2022 sarà al 5,5%, durante scendere al 4,3% nel 2023. Il debito pubblico sarà al 147,9% quest'anno e al 146,8% nel 2023.  L'Italia sarà "gravemente colpita" dal brusco stop all'approvvigionamento di gas" russo. Germania in picchiata: Pil all'1,6%, il livello più basso tra i 27 se si esclude l'Estonia.  I dati sulle vendite al dettaglio negli Stati Uniti Oggi escono i dati sulle vendite al dettaglio Usa, che sono una proxy dei consumi. La previsione è buona: +0,9% retta ad aprile, contro il +0,7% di marzo. E +0,7% retta al netto delle vendite di auto e benzina, sostanzialmente come a marzo. Il dato non è male, specie tenendo conto che venerdì passato è uscito l'indice Michigan sulla fiducia dei consumatori Usa, che a maggio ha registrato un deludente calo delle aspettative, scese a 56,3 punti dai 62,5 punti di aprile e sotto gli attesi 63 punti. Questo significa che l'aumento dell'inflazione inizia a mordere sulla fiducia dei consumatori americani e quindi è un importante che le vendite del settore retail tengano.

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